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[ITA] Giro d’Italia #SpecialJerseyAward: Giulio Ciccone

Il Giro d’Italia è un racconto a fumetti, un albo compilato giorno dopo giorno da un disegnatore eccentrico, che pesca da una vertiginosa tavolozza di colori. La prima cosa che balza all’occhio del Giro, intorno e attraverso il Giro, sono le tinte che decorano l’Italia e la sua corsa. Colori diversi per ogni chilometro, dati da maglie e cieli, muri e striscioni, fiori e bandiere. In mezzo, a mollo tra i colori, ci sono i protagonisti della corsa.

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Per il Giro 2019, Castelli ha realizzato sei maglie in omaggio a sei tappe speciali, per rappresentare il Giro attraverso i colori e i simboli dei luoghi che accolgono la corsa. In occasione di ciascuna di queste tappe, la maglia rappresenterà un premio virtuale che verrà assegnato a qualcuno che per un particolare motivo l’avrà meritato. Potrebbe essere un corridore di oggi o di ieri, uno spettatore, un personaggio unico del ciclismo e del Giro, perché non sempre è necessario vincere per essere omaggiati e ricordati.

Ogni vincitore sarà presentato attraverso un breve ritratto, realizzato in collaborazione con la redazione di Bidon – Ciclismo allo stato liquido, al seguito della Corsa Rosa. Il primo protagonista è Giulio Ciccone, il corridore più veloce di tutti sulla salita bolognese del San Luca.

BOLOGNA JERSEY: GIULIO CICCONE

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Il Giro d’Italia dell’anno scorso Giulio Ciccone lo ha concluso con addosso la maglia azzurra di miglior scalatore. Un’apparenza ingannevole, tuttavia, dal momento che si trattava semplicemente di una maglia presa in prestito, solo per l’ultima tappa: il titolare era già indaffarato nello sfoggiare una più vistosa maglia rosa. È una bella sfortuna per un corridore come Ciccone doversi confrontare con uno come Chris Froome, specie se hai messo nel mirino i Gran Premi della Montagna come obiettivo principale e ti ritrovi quell’altro a fare l’impresa del decennio, con conseguente pioggia di punti a travolgere la classifica come un’onda anomala.

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L’idea di vestirsi d’azzurro però ha continuato a ronzare nella testa di Ciccone per tutto l’inverno, così, quando ha visto il programma della tappa bolognese del Giro 2019, con i punti della classifica della Montagna assegnati al corridore più veloce sui 2100 metri del San Luca, Giulio ha pensato che potesse essere l’occasione buona. Ha preso le misure alla corsa; ha calcolato nel dettaglio come risparmiarsi in pianura (è risultato ultimo nella classifica del primo intermedio) per poi cambiare la bici e sfogarsi subito dopo aver passato il primo dei portici che conducono al santuario. Un progetto minuzioso, elaborato da buon geometra («Diploma conseguito in cinque anni», dice con orgoglio) ed eseguito in maniera assolutamente razionale.

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«Il ciclismo è bello perché la logica si inserisce in un contesto ispirato da gesti estemporanei», ha dichiarato Ciccone una volta, svelando tutto il suo amore per l’approccio assennato alle gare: analizzare avversari e percorso, interpretare la corsa e prevederne quindi l’andamento. È proprio quanto ha fatto a Bologna, nel pomeriggio inaugurale del Giro 2019, concluso come aveva terminato l’ultimo pomeriggio del Giro precedente: in maglia azzurra. Con una sola differenza sostanziale. Questa maglia  per il momento è sua, non è in prestito.

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Il primo re degli scalatori del Giro è un corridore a metà: mezzo abruzzese e mezzo bergamasco. Piatti preferiti: arrosticini e polenta taragna. Nato a Chieti ma trasferitosi in Lombardia, per amore di una ragazza, Chiara, e della bicicletta. La prima l’ha conosciuta durante una vacanza, la seconda la frequenta sin da quando aveva 7 anni. E dire che non era cominciata benissimo: prima corsa a Manoppello, sulle strade di casa, e primo incidente sfiorato, una caduta schivata infilandosi tra un palo e un muro. Poi è proseguita meglio, fino a diventare la sua vita. Ciccone lo ha capito quando ha dovuto trasferirsi, in cerca di salite e certezze. Entrambe trovate: «Ho la sicurezza dentro di me che quello che sto facendo mi potrebbe portare a raccogliere grandi risultati, così ho dimenticato la distanza e le rinunce». A consolidare le certezze ci hanno pensato i risultati, su tutti la vittoria di tappa al Giro 2016, a Sestola, da neoprofessionista.

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Un paio di altre volte ci è andato ancora vicino in questi anni. Nel 2018 sul Gran Sasso provò addirittura a scattare dal gruppo dei migliori nel finale. In mezzo una pausa forzata, perché regolarissimo in realtà Ciccone non lo è mai stato. Persino il suo cuore tendeva spesso ad avanzare a scatti, da scalatore vecchia maniera. Anzichè seguire un ritmo costante preferiva impennarsi, pure troppo per un ciclista, tanto che nel 2017 Giulio si è dovuto sottoporre a due interventi di microchirurgia cardiaca. Una breve pausa, poi la sua carriera è ripartita. In salita, come piace a lui.

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Durante lo scorso Giro d’Italia il suo amico gelataio di Manoppello aveva ideato un gusto primaverile dedicato a Ciccone, un mix di cocco e pistacchio, i due gusti preferiti del corridore. Tra una settimana il Giro passerà proprio da lì. Giulio è partito per arrivarci in maglia azzurra. E di sicuro sarebbe l’occasione buona per trasgredire la dieta da ciclista: un gelato per festeggiare sarebbe irrinunciabile.

Parole: Bidon – Ciclismo allo stato liquido
Immagini: Edoardo Civiero, Chiara Redaschi, Federico Damiani, Gettyimage

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